Ma il Kendo non è particolarmente inteso per la vittoria in combattimento e non dobbiamo dimenticare che il suo reale obiettivo è lo sviluppo del profondo carattere umano. Ma è vero dire che è assolutamente necessario, per coloro che praticano Kendo, avere una grande esperienza in combattimento.
Nella pratica normale gli insegnanti diventano rauchi a forza di gridare “Più spirito! ; Più come una spada vera!”, ed è piuttosto difficile conformarsi a quanto viene richiesto.
Non è così in combattimento. C'è un limite di tempo e non si può correggere un errore una volta fatto, c'è più tensione che nella pratica normale, c'è maggiore energia.
Se si vince un combattimento la fiducia aumenta, ma che succede se si perde? Naturalmente è meglio vincere che perdere, ma non si deve considerare la vittoria come una cosa ovvia, così come non bisogna dispiacersi troppo se si perde.
Chi pratica Kendo deve avere bene attenzione a che succede quando perde in Shiai. Bisogna riflettere freddamente sui motivi per cui si è perduto.
Cambiando argomento, molta gente che ha dieci unità di forza e che è convocata improvvisamente a una prova si trova a poter esplicare solo cinque unità. Gente che è normalmente molto abile nella pratica quotidiana si trova a volte a perdere in Shiai con Kendoka di classe inferiore. Perchè? Brevemente, per mancanza di allenamento spirituale.
La gente chiede “Perchè l'insegnate insiste sempre sull'etichetta e lo spirito?” La risposta a questa difficile domanda sarà trovata molto gradualmente.
Coloro che si dedicano alla tecnica e che praticano il Kendo nella vera maniera si distinguono facilmente in combattimento, particolarmente nel caso di due combattenti di uguale livello.
Bene, si deve adempiere all'allenamento spirituale per realizzare l'obiettivo Shiai? No, lo si fa per nutrimento dell'umano carattere.
E' importante per i kendoka comportarsi con umiltà (il che non significa debolezza di sentimenti). Il sentimento necessario in Shiai è la stabilità e fermezza di comportamento coltivate nella pratica giornaliera.
Uomini di altri tempi direbbero: “Lo shiai è il combattimento tra il nemico che vedi e quello che non vedi (te stesso)” Il che riassume assolutamente il concetto si SHIAI
L'etichetta nello shiai
Sicuramente tutti sanno che il kendo inizia e finisce con l'etichetta. Essa è determinante in Shiai, Se tralasciata, lo shiai apparirà come una espressione di Kendo ma non sarà realmente altro che bastonare con lo shinai. Perciò è importante.
Ecco una lista di adempimenti necessari all'etichetta in Shiai:
Se partecipi ad uno Shiai osserva ogni evento e sii pronto a prendere immediatamente il tuo posto. Alcuni devono essere chiamati più volte ed arrivano ancora sistemandosi l'armatura. Ciò è violazione di etichetta.
Sistemare fermamente l'armatura e non lasciare lacci pendenti inconvenientemente.
Quando ti presenti all'opponente fallo in modo solido e fermo, non evitare i suoi occhi, non guardare dietro di lui.
Non emettere urla senza senso durante il combattimento.
Se assumi JODAN NO KAMAE è meglio dire o pensare “scusa la mia rudezza”
Quando viene effettuato un attacco imperfetto che non sorte alcun effetto è molto sconveniente lasciarsi andare in espressioni esagerate di disappunto come battere lo shinai a terra o simili.
Non riempirsi di cibo o bevande prima del combattimento. Lo stomaco pieno non può permettere un combattimento risoluto.
Prendere largamente tempo per arrivare al luogo dell'incontro, specie se lontano.
Mangiare una o più ore prima dello shiai. Non ingerire alcunchè subito prima.
Curare che le condizioni igieniche del corpo siano soddisfacenti prima dell'inizio del combattimento.
Porre speciale attenzione all'quipaggiamento, tenere aggiustati e puliti hakama e keikogi,
Ispezionare regolarmente i kote, il men ed il do.
Se la sakigawa o il nakayuwai dello shinai sono rotti o in cattive condizioni, non sono hanno effetti deteriori sulle tecniche ma possono provocare sierie ferite e danni all'opponente. Sarà inoltre sempre conveniente usare equipaggiamenti in cui ci si trovi a proprio agio, cioè già sperimentati.
Si dice: "per lo shiai è questione di imbroccare il giorno fortunato"
Ma se tralasciamo il significato letterale è difficile capire il significato di questo modo di dire. Sarà opportuno intenderlo nel senso che, dopo aver fatto del proprio meglio e il massimo sforzo, il risultato dipenderà dalla fortuna.
Coloro che è dicono “E' questione di fortuna” senza avere fatto il massimo non hanno capito nulla.
Gli uomini di una volta dicevano: “Conosci il terreno dove combatti”. Molti di grande abilità sono stati battuti perchè non conoscevano l'area dello scontro. Succede spesso così a chi ha lavorato duramente ma non ha mai fatto un passo fuori dal proprio dojo. Bisogna conoscere bene le dimensioni dell'area di combattimento.
Perfino nel proprio dojo ci sono zone in cui il terreno è piu o meno elastico. Chi oper in un dojo con pavimentazione elastica non darà il meglio di sé su un pavimento duro.
Perciò sarà meglio conoscere e considerare in anticipo, per adattarcisi, il luogo dovre avrà corso lo shiai.
C'è chi diventa teso in Shiai, e per questo si irrigidisce e si concentra sullo Shiai stesso, forse, e sul movimento delle mani.
Sacrificio non significa temerarietà o noncuranza. Molti pensano che sacrificio significa caricare bravamente avanti come un cinghiale, ma è un errore, notevole.
Sacrificio significa slanciarsi nell'attacco con tutto il cuore proprio nell'istante in cui si individua “Suki” nell'opponente (mancanza di concentrazione). Non significa comunque attaccare con tutta l'energia senza scorgere il “Suki”, solo contando sulla convinzione che basta un attacco di sacrificio per vincere.
Non si deve temere l'opponente. Se ci si permette di essere oppressi dalla sua potenza fisica, o dalle sue grida e lo si teme, allora il combattimento è suo.
Si deve anche avere fiducia in se stessi, che non è presunzione ma considerazione delle proprie abilità. Non deve essere fatto un attacco di sacrificio con coraggio se non si crede nella propria tecnica.
Attenzione a non essre intrappolati nella strategia avversaria. Questo può essere per esempio quando l'avversario si beffa di voi (ma se ciò è gravemente contro l'etichetta può essere strettamente proibito) e ci si perde la calma, cadendo proprio nella trappola.
L'origine della vittoria in Shiai sta nell'intraprenderlo con spirito di attacco; se ci si occupa dello Shiai decidendo di non essere colpiti e pensando sostanzialmente in termini di attacco e difesa si farà alla fine della confusione e sarà difficile cogliere l'occasione di scatenare un pieno attacco. Bisogna in ogni caso astenersi da predeterminare il sistema di battere l'avversario durante il combattimento.Se si segue questo sistema ci sarà sempre e sicuramente un Suki nel proprio comportamento. Ciò significa che la via della vittoria in Shiai si riassume in una sola parola: “attacco”.
Altra cosa importante in Shiai è il Kiai. Se si prevarrà sull'avversario col Kiai prima dell'incontro, allora, si avrà vinto. Se il proprio Kiai è insufficiente, per quanto si portino a termine delle azioni, non ci sarà valore e risultato determinante.
Quando si effettua un attacco non si deve mai dire a se stessi poi “bene, ho finito” e estinguere la concentrazione. Bisogna avere cura di questo. Prima dello sviluppo del Kendo moderno con relative armature protettive, lo shiai era combattuto con vere spade o con spade di legno, ed era questione di vita o di morte. A quei tempi attaccare e perfino tagliare un braccio all'avversario non significava la fine della storia. Prendere alla leggera la faccenda e lasciare la propria guardia dopo l'attacco poteva permettere, anche al vostro nemico con un solo braccio, di scatenarsi una furia mortale e prendervi la vita. Un innumerevole numero di uomini morirono così.
Zanshin significa tra l'altro che non si deve mollare la guardia dopo aver colpito l'avversario, ma mantenere l'attenzione e lo spirito pronti a fronteggiare un attacco avversario nel caso che il proprio non fosse stato definitivamente concluso.
Dunque mantenere sempre il proprio Zanshin perchè non capiti per esempio che dopo aver portato un attacco di men, e mollare pensando di aver vinto, si sia proprio battuti nello stesso istante. Il che sarebbe dovuto ad una insufficienza di Zanshin.
La possibilità di vincere, chiaramente è basata completamente sul costro lavoro giornaliero e sulla quantità di esperienze in combattimento. E' opportuno tuttavia allargare l'argomentazione parlando delle migliori opportunità da sfruttare per ottenere la vittoria.
Per esempio qual'è il momento adatto per scatenare un attacco? Innanzitutto bisogna educare i propri occhi a individuare il Suki dell'avversario. Ma si tratta di un vero Suki o di un Suki apparente o finto? Bisogna riuscire a rendersene esattamente conto. Se il suo Suki è chiaramente naturale e se non lo si sente o vede come una finta per addescare, allora portare decisamente l'attacco.
Dunque prima di tutto bisogna saper riconoscere un Suki reale. Ma che fare nel caso in cui un avversario apra un finto Suki? Questo è un altro tema di addestramento.
Si può per esempio a propria volta fingere di essere stati ingannati dal finto Suki e relativamente a ciò dimostrare l'intenzione di scatenare la offensiva su un certo obiettivo cambiando poi direzione e concludendo con un attacco diverso da quello previsto.
Si può anche ignorare la finta apertura mostrando la determinazione di colpire da un altra parte per poi invece convergere sull'obbiettivo scoperto dal finto Suki.
Altra ottima via è attaccare quando l'altro sta per uscire dalla sua difesa. Significa di attaccare quando l'altro ha deciso di attaccare e sta per farlo, ed è così colmo dell'attitudine offensiva che ha perso quella difensiva e da ciò emerge un Suki, che è il Suki che va sfruttato.
Anche il termine di esecuzione di una tecnica da parte dell'avversario può essere un'occasione da sfruttare per la propria azione, specie se avviene alla fine di una serie di attacchi oncatenati che sono stati ben controllati e che hanno fiaccato o smaltito momentaneamente lo spirito offensivo dell'avversario. Quando una tecnica altrui ha grippato o è fallita e segue il tentativo di rimettersi in guardia, non si deve mai permettere questo margine di ricopertura ma premere subito avanti con l'attacco.
A volte un proprio attacco viene evitato o parato con conseguente allentamento della guardia da parte dell'avversario. Bene, questa è un'opportunità per tagliare rapidamente.
Se si attacca men e l'altro parasarà sempre possibile tagliare intelligentemente Kote in caso di allentamento della guardia.
E' da dire che si può agevolmente portare più basso l'attacco della vostra spada dopo che l'opponente ha parato un iniziale attacco di men; di converso tenere presente che quando si blocca un attacco non bisogna attendere nemmeno un attimo per contrattaccare decisi e diritti. Infatti come colui che blocca un attacco ha un Suki, anche l'attaccante ha un Suki quando il suo Kiai viene stroncato da una parata. Non si deve mai far cadere l'attenzione perchè soesso in Shiai la vittoria può avvenire in simili occasioni.
Un'altra buona chance di attaccare si ha quando l'avversario è rigido e teso. Questo stato d'animo si dice Itsuki. Come accennato prima, il timore dell'avversario può provocare tensione che diventa Itsuki e sarà impossibile muoversi agevolmente e liberamente. Bisogna percepire, quando c'è, questo stato nell'opponente e attaccare coraggiosamente.
Naturalmente è da saper scorgere se si tratta di un Itsuki genuino o finto e atto ad attirarvi in un attacco che verrà sfruttato proprio mentre viene lanciato. Occorre una dura pratica per poter percepire la realtà di simili situazioni.
Ma, per esempio, che resta da fare se l'opponente non si muove affatto, né mostra l'intenzione di farlo, né mostra alcun Suki?
In questo caso + necessario che noi stessi provochiamo un Suki nell'avversario, allettandolo ed inducendolo in una apertura della sua guardia. Come per essere sul punto di scatenare un attacco di men che dall'altra parte si cercherà di prevenire con un'attitudine difensiva che aprirà un Suki in do; non perdere l'occasione e colpire do.
Può succedere però che “chi è dietro la mummia resti mummificato” cioè facendo una finta debole e goffa si scopra la guardia e si venga attaccati e colpiti.
Dunque le azioni miranti a rompere la guardia avversaria e aprire una possibilità devono essere sincere e colme di slancio, energia e determinazione tali che provichino impressione e reale timore che impediscono di vedere attraverso di esse.
L'etichetta è l'assoluta obbedienza.
Il lavoro dei giudici è di decidere chi ha vinto uno Shiai. Si dice che i giudici sono £divini e inviolabili” e nel Kendo si deve rispettare la definitiva decisione dei giudici.
Qualsiasi cosa succeda non ci si deve lamentare e disapprovare i giudici.
Il combattimento nel Kendo è fatto per vincere o perdere però è indispensabile essere straboccanti di spirito e non restare intrappolati riguardo a chi vince o chi perde. Lamentarsi dei giudici, che è violazione d'etichetta, avverrà certamente se non si conduce il combattimento con spirito sereno e avulso da indebite preoccupazioni e attitudini riguardo alla vittoria e alla sconfitta.
Naturalmente i giudici non sono Dei e possono sbagliare. Bene, per quanto illogico possa apparire, non è opportuno lamentarsi anche quando un errore è avvenuto.
Questa è l'etichetta del Kendo.
In ogni caso non è facile giudicare l'operato dei giudici che VIVONO e SENTONO il combattimento dal di fuori dei combattenti non limitandosi a una sia pure ATTENTISSIMA OSSERVAZIONE della azioni.
I giudici d'altra parte devono VIVERE INTENSAMENTE lo shiai senza emozionarsi onde poter dare istantaneamente giudizi reali di azioni altrettanto istantanee.
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