ma, come già verificato per le altre numerose nozioni di kendo, non bisogna fermarsi ai primi livelli di significato delle parole ma tentare di comprendere ciò che le parole nascondono come realtà più complessa.
La definizione pratica del "Maai" correntemente data è la seguente: il Maai è la distanza tale, che ci permette di portare un assalto in un passo (issoku itto), e tale che ci permette di sentirci fuori della portata del tuo avversario. A meno di una differenza di corporatura o della lunghezza dello shinai fuori dell'ordinario, questa definizione ha qualcosa di sibillino poichè se si è nella posizione di attendere l'avversarioin " issoku itto " ,questo avversario può fare la stessa cosa e qunque non si può essere allo stesso tempo in una buona distanza per attaccare e per evitare di essere colpiti.
Prima di tutto facciamo notare che la sola cosa che impedisce all'avversario di portare un attacco è lo shinai orientato verso la sua gola. Questa minaccia (minaccia di attacco e minaccia di impedire l'assalto dell'avversario) chiamata "Seme" impone una pressione sull'avversario. Esiste dunque un punto, una distanza per la quale queste due probabilità sono uguali, o ancora, ciò che è equivalente, dove le due pressioni sono identiche è il "MAAI".
l'equilibrio delle pressioni è allora estremamente instabile poichè ciascuno degli avversari cerca di prendere il vantaggio, cioè rompere o far rompere il maai per attaccare.
Possiamo all'incirca concludere che tutta la tecnica del kendo risiede nella rottura a proprio vantaggio del "Maai". E' dunque indispensabile per l'allenamento acquisire un seme forte senza rilassamenti.
In qusta ipotesi, le le opportunitàdi attacco sono le seguenti:
1 - sotto la pressione del seme, l'avversario indietreggia e rompe il maai, la sua difesa è debole e non arretra a sufficenza per mettersi efficacemente fuori della portata del nostro attacco.
2 - sotto la pressione del seme l'avversario più esperto non indietreggia, ma ,al contrario lancia o tenta di lanciare un attacco in condizioni poco soddisfacenti perchè si tratta di un attacco provocato del quale non ha preso l'iniziativa.
3 - durante l'inspirazione il corpo si trova in un momento di" debolezza" non fisica ma psicologica ( la volontà viene anestetizzata per un brevissimo istante) è questo il momento dell'attacco.
Nell'allenamento il praticante deve prima di tutto accostarsi al maai geometrico per mezzo del kiri garshi e del kakari geiko ma soprattutto con i kata. poi deve passare allo studio della pressione "seme" con il gi geiko.
Lo scopo da prefissarsi è di poter mantenere dal "sonkyo" una forte e costante pressione per indurre l'avversario ad indietreggiare o ad attaccare. Compare qui una nozione corollario che assomiglia alla pazienza e che si esprime in giapponese con "GAMAN SURU" (TRATTENERSI,ASPETTARE). In effetti, se l'avversario è di pari livello o superiore, la forte pressione del suo seme può indurre il praticante ad attaccare e, come abbiamo visto, l'attacco provocato è fortemente destinato all'insuccesso. E' dunque indispensabile trattenere fino all'ultimo momento l'attacco; ciò è estremamente difficile e richiede una grande esperienza forgiata da anni di PRATICA ASSIDUA.

Maai e Seme
Fonte: Echo des Dojo di J.J.Lavigne
Il "Maai" è la distanza che separa il praticante dal suo avversario, ed il "Seme" è la minaccia che impone per mezzo della punta del suo shinai (kensen). Descritte così, queste due nozioni sembrano dichiarare la massima semplicità e la massima indipendenza una con l'altra;
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